Domenica, 11 febbraio 2007
E' la seconda metà degli anni 90, tra il 1995 e il 1998, non riesco a ricordare il periodo giusto. RadioRai esordì con un programma singolare: "Alcatraz" un contenitore di musica ben lontana dalle hit del momento e di parole dure sulla nostra società e sul nostro status quo sputate con rabbia dalla bella voce di Jack Folla.
Chi è Jack Folla?
A primo acchitto si potrebbe pensare ad un normalissimo speaker con un nome d'arte cazzuto...diciamoci la verità Jack Folla è uno di quei classici nomi ad effetto che ti rimangono ben stampati in mente, ma vi posso assicurare che in quel caso non era così. Jack Folla era un italiano imprigionato nel braccio della morte a non so quanti metri sottoterra nelle Rocky Mountains in non so che stato degli USA. Jack Folla era il detenuto numero 3957, un semplicissimo condannato a morte che a 230 giorni dall'incontro con la sedia elettrica comincia a trasmettere come un normalissimo DJ parole e musica in libertà.
Parla di tutto, raramente di se stesso, spesso del sistema o risponde alle persone che gli scrivono a mezzo fax (era ancora un po presto per la posta elettronica). Non si sente un martire, ne un eroe, si sente semplicemente "libero". Jack Folla è un condannato a morte, un "Dead Man Walking" citando il titolo di un film visto anni addietro con il cineforum del liceo, eppure si sente libero...e non solo...sostiene che siamo noi gli imprigionati, che riesce a vedere le nostre sbarre fatte di "compra questo", "vota per me", e di musica preconfezionata e sparata in continuazione come gli annunci delle offerte al supermercato. Non cerca aiuti ne facile accondiscendenza. Vuole la rabbia...vuole l'indigniazione. Per 230 giorni Jack Folla fu la provocazione di tutti gli italiani che presero la briga di ascoltarlo...e furono davvero tanti a vedere tutti i fax e le lettere che gli arrivavano da ogni regione d'italia, da persone di diversa estrazione sociale, sesso età.
Molti sostennero che Jack Folla fosse semplicemente un'invenzione...un personaggio costruito per uno spettacolo innovativo. Vi so solo dire che il programma radiofonico "Alcatraz" andò in onda esattamente per 230 giorni, e per non so quanto tempo vi fu anche una versione televisiva su Rai2 in seconda o terza serata.
Tra il 1995 e il 1998 avevo tra i 13 e i 16 anni. Ero già un ragazzino diverso dagli altri. Avevo scoperto il mio amore per i libri dopo averli odiati per tutta la mia infanzia. Ne divoravo in continuazione e cominciavo a scribacchiare i primi racconti e le prime confessioni, tutte opere che videro come unica luce quella emanata dai fornelli della cucina quando davo fuoco a quelle pagine qualche mese dopo la loro scrittura. Cercavo l'amore vero in una realtà dove l'apparire cominciava già ad avere più peso rispetto all'essere. Ascoltavo parecchia radio a scapito della televisione, ma ignoravo assolutamente chi fosse Jack Folla e il suo programma. Non avevo ancora la forza di emergere dal mucchio, di esprimere il vero me stesso che covavo dentro. Tra i 13 e i 16 anni ero ancora prigioniero.
Il mio incontro con Jack Folla è avvenuto di recente, sarà stato qualche mese fa. Di anni ora ne ho 24 e mi avvicino velocemente al compimento del quarto di secolo. Parlavo con Yuri di un'idea per un gioco di ruolo a cui partecipiamo entrambi: volevo far aprire ad uno dei miei personaggi una radio libera, qualcosa alla "Radiofreccia" , film che tra l'altro non ho mai visto se non per la scena del monologo dello speaker...bellissimo discorso sui diritti che non ricordo per niente. Magari un giorno mi metto a cercarlo sulla rete. Yuri legge tutto il mio papiro scritto in MSN e aggiunge semplice "Insomma una cosa alla Jack Folla" mi racconta brevemente la storia dandomi una dritta: tale Diego Cugia, sceneggiatore Rai, ha pubblicato un libro che si intitola proprio "Alcatraz" in cui sono raccolti una serie di estratti delle ore di trasmissione di Jack Folla, alcune lettere che gli sono state scritte dai suoi ascoltatori e la discografia delle canzoni trasmesse nel corso dei 230 giorni.
La mia curiosità è grande, il giorno dopo sono nel megashop Mondadori a scavare tra gli scaffali...eccolo li il libro che cerco: 250 pagine e poco più di rabbia, musica e cruda verità ad un prezzo di mercato, otto euro.
Lo compro, ma il mio entusiasmo si spegne subito. Alcatraz diventa uno dei 12 libri non letti della mia straripante libreria made in Ikea, vuoi per mancanza di tempo, vuoi per altri interessi, vuoi per altre letture tenute in sospeso.
Alcune volte poi accade l'inaspettato: un viaggio di ritorno in treno, una delusione amorosa che più che tristezza lascia in bocca il sapore della rivalsa ed ecco che apro il libro e comincio a leggere distrattamente... Credo che il viaggio tra Milano e Forli non sia mai durato così poco. Le parole di Jack Folla stravolgono in poche ore il mio modo di essere e pensare, mi pento di non avere dietro una matita per sottolineare tutte le frasi emblematiche della quarantina di pagine che leggo.
Ce n'è una in particolare che mi segna: "Per un Jack Folla che muore, mille ne nascono e verranno a cercarvi" Si parla della "generazione invisibile", quella che comprende i giovani tra i 15 e i 24...e arriva dritta al cuore...a me che a 24 anni ancora cerco una mia collocazione nel mondo.
Morale della favola?
Quella radio che dovevo tirar su nel gioco di ruolo non è mai più nata, d'altro canto ieri notte grazie all'aiuto di Flea e Cryo è nato questo Blog. Mars raccoglie l'eredità di Jack Folla e vi accompagnerà nel suo viaggio di luci e ombre, parole e musica. Dopo 24 anni osservo un muro e non ci vedo solo mattoni e cemento, ma un principio d'evasione...
E' arrivato il momento della mia trasmissione, gente.
Allacciate le cinture di sicurezza e tenetevi stretti.
Si va in onda!!